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a Settembre 25th, 2009

  1. 3×0, pag. 5/6

    Settembre 25, 2009 by Vaz

    MAKING OF, PT. 2:

    Il character design dei personaggi ha attraversato diverse fasi. Ora che ho scansionato i disegni originali di Chiara, potete vedere con i vostri occhi.


    Sara, ver. 1

    Ecco la primissima versione di Sara. Come vedete, l’aria è molto più sensuale, da dark lady se vogliamo. Chiara obiettò, a ragione, che, dato il comportamento del personaggio durante la storia, questo look non le era proprio adatto.
    Passammo così ad una versione molto più inoffensiva:


    Sara, ver. 2

    che è, all’incirca, quello della versione finale.
    Anche Daniele, nella sua prima incarnazione, era molto differente, vista l’assenza di capelli.


    Daniele, ver. 1

    In effetti, così era un po’ bruttino e sembrava troppo subdolo. La prima stesura della sceneggiatura, infatti, prevedeva che Daniele doveva inizialmente soffiare Sara a Mirko, ma siccome tutta questa parte avrebbe allungato di troppo la vicenda, fui costretto a tagliarla in tronco. Daniele, infatti, come potete notare, praticamente scompare all’inizio della terza tavola, lasciando la scena ai soli Mirko e Sara.
    Ecco, è proprio lì che ho operato il taglio. Se avessi mantenuto la lunghezza originale avremmo abbondantemente superato le 12-15 tavole, quando invece la redazione di faMe! mi aveva assegnato uno spazio non superiore alle 10. La sua aria truffaldina, quindi, non aveva più motivo di esistere, optammo perciò ad un aspetto più mite, ma pur sempre “furbetto”.


    Daniele, ver. 2

    Giunto alla quarta pagina di sceneggiatura, dovevo darmi una mossa e fare in modo che Mirko ci provasse con Sara; se fosse stato un manga normalissimo, questa parte avrebbe potuto occupare dalle 15 tavole ai 3 volumi (dipende dall’autore). Avendo uno spazio ristrettissimo, ho dovuto condensare tutto in una sola pagina! Il topos da shojo manga è tutto lì, in 4 vignette – manco 6, come faccio di solito – e mi sono anche preso la libertà di fare una citazione a sproposito.
    Avendo tirato fuori il discorso delle costellazioni, con tanto di Orsa Maggiore/Minore, non ho resistito alla tentazione e ho buttato dentro il riferimento a Ken il Guerriero, noto anche come Il Pugno dell’Orsa Maggiore. Avete ragione, anche in una storia come questa ho dovuto fare lo scemo. Avete pienamente ragione, ma SONO scemo quindi quando mi vengono in mente vaccate del genere mi sento in dovere di farle.
    Questa è l’ultima tavola che ho supervisionato personalmente, anzi, ho solo dato a Chiara qualche indicazione per il taglio della metà superiore. Giacché ci sono, dedico due parole al metodo di lavoro usato per la stesura di questa storia.

    In genere, quando scrivo una sceneggiatura, faccio anche i disegni (per quanto abbozzati) per tenere d’occhio contemporaneamente dialoghi ed inquadrature + possibili piani-sequenza. Per 3×0 non ho seguito esattamente questo procedimento, perché volevo lasciare una certa libertà a Chiara per la scelta delle inquadrature e per la disposizione delle vignette (entro un certo punto, comunque, poiché nelle note introduttive che di solito scrivo all’inizio della sceneggiatura avevo espressamente previsto 6 vignette per tavola, quindi libertà per modo di dire).
    Il problema di Chiara è che quando si tratta di disegnare qualcosa ex-novo diventa la persona più insicura del mondo, quindi se per caso le dico “Questo fallo come ti pare“, lei va in panne e inizia a dire “Oddio, ma io non so come devo farlo… non ho fantasia!“. Aargh. Volevo che finisse il prima possibile (faMe! è quadrimestrale, quindi prima ci saremmo sbrigati prima avremmo visto la nostra storia pubblicata) per cui decisi che l’avrei seguita, per quanto possibile, durante la stesura del layout. Abbiamo passato quindi alcune sere a lavorare, io dando indicazioni/suggerimenti e Chiara disegnando (le ultime due tavole invece le ha fatte senza che il layout venisse “controllato” da me). A conti fatti, un paio di settimane di lavoro – senza contare le pause per gli impegni universitari – oltre ai 4 giorni da me spesi per scrivere la sceneggiatura.

    La quinta tavola è quella che mi piace di meno. Non come disegni – ci mancherebbe – ma proprio per i dialoghi. Si capisce, almeno secondo me, che la storia è troncata a fatta finire molto in fretta, e soprattutto trovo ORRIBILE la terza vignetta, con un testo grondante retorica e ovvietà manco fosse una scena d’amore di un film con Cary Grant (mamma mia). Però, come detto sopra, lo spazio è quello che è, e non ho trovato modo migliore per far finire la storia qui. Eh sì, perché l’ultima tavola, completamente muta, era riservata allo “stupefacente” finale… (CONTINUA)