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‘Il mio amico Enrico’ Category

  1. Il mio amico Enrico 2: Fire on the dance floor, pag. 9/17

    Marzo 26, 2010 by Vaz


  2. Il mio amico Enrico 2: Fire on the dance floor, pag. 8/17

    Marzo 24, 2010 by Vaz


  3. Il mio amico Enrico 2: Fire on the dance floor, pag. 7/17

    Marzo 22, 2010 by Vaz


  4. Il mio amico Enrico 2: Fire on the dance floor, pag. 6/17

    Marzo 19, 2010 by Vaz


  5. Il mio amico Enrico 2: Fire on the dance floor, pag. 5/17

    Marzo 17, 2010 by Vaz

    (segue)
    La storia si sviluppa, per forza di cose, a ritroso; la vicenda principale, difatti, si svolge a colpi di flashback (riprendendo un topos delle storie targate Bonelli, gli avvenimenti passati si differenziano grazie alle vignette dagli angoli arrotondati), con Enrico e TSN che rievocano una festa alla quale si erano recati poco prima di partire per l’InterRail. Dicevo, la storia si sviluppa per forza a ritroso. Se avete letto Enrico parte prima, ricorderete che TSN alla fine della storia afferma che dopo l’avventura dell’InterRail non aveva più frequentato il suo compagno di viaggio. Ovviamente non potevo fargli rimangiare quell’affermazione, per questo motivo sono stato costretto ad ambientare tutto prima dei fatti svoltisi nell’episodio precedente. E, alla fine, Fire on the dance floor, si è trasformato in un prologo/sèguito, nello stesso tempo, come potrete vedere nell’evolversi della storia. (Due parole, velocemente, sul titolo: Fire on the dance floor è una citazione musicale, si tratta infatti della “storpiatura” di una canzone che sentivo molto spesso mentre stavo disegnando, Murder on the dance floor di Sophie Ellis Bextor.)

    Con questo fumetto ho provato, con risultati alterni, a disegnare delle vignette un po’ più grandi rispetto ai miei standard di allora; nonostante mi sforzassi, infatti, alla fine tendevp sempre a fare tutto delle dimensioni di un francobollo, cosa evidentissima nelle prime tavole. La prima, infatti, ha delle vignette molto grandi, cosa giustificata anche dal fatto che, come al solito, non avevo ancora un’idea precisa della trama che volevo sviluppare; una mia caratteristica è che quando non so che cosa sto facendo, o ne ho un’idea molto vaga, faccio dei disegni grandi, quasi fossero degli escamotages per prendere tempo (ci metto di più a disegnare così ho più tempo a disposizione per riflettere, contemporaneamente, sulla strada che la vicenda deve imboccare) e sviluppare nella mia mente la sceneggiatura. Una volta decisa a grandi linee la trama ho preso a disegnare più velocemente, come testimoniano le tavole successive, dove le vignette rimpiccioliscono sempre più fino ad arrivare alla dimensione “standard”. Non è stato facile portare a termine questa storia e infatti sono rimasto bloccato per tutta l’estate a 3/4 di sceneggiatura per due problemi in successione: prima, avevo già in mente il finale ma non sapevo come arrivarci; e poi, una volta trovato il modo di far progredire la storia, non ne ero più soddisfatto per cui ho deciso di cambiarlo; con il risultato di impiegare più di sei mesi per una storia di 17 tavole.


  6. Il mio amico Enrico 2: Fire on the dance floor, pag. 4/17

    Marzo 15, 2010 by Vaz


  7. Il mio amico Enrico 2: Fire on the dance floor, pag. 3/17

    Marzo 12, 2010 by Vaz


  8. Il mio amico Enrico 2: Fire on the dance floor, pag. 2/17

    Marzo 10, 2010 by Vaz


  9. Il mio amico Enrico 2: Fire on the dance floor, pag. 0-1/17

    Marzo 8, 2010 by Vaz

    La gestazione del sèguito de Il mio amico Enrico è stata abbastanza lunga e travagliata, così come la sua realizzazione. La prima puntata, come già spiegato in precedenza, vide la luce nel 1999 e fu frettolosamente realizzata a causa della scadenza incombente del concorso per il quale lo presentai. Nei mesi successivi, dopo aver riflettuto sulla possibilità – scartata – di ridisegnare la storia, allungandola e dandogli un diverso finale, cercai di abbozzare un secondo episodio, tentativi miseramente falliti dopo poche vignette. Il problema, più che altro, era che non avevo un’idea precisa della storia che volevo disegnare, o meglio, avevo delineato solo l’inizio (poi sostituito nella stesura finale). Inizialmente, infatti, la storia si apriva con il protagonista senza nome (che potrei essere io, ma NON lo sono) che commentava come grazie alla storia da lui narrata Enrico fosse diventato il beniamino del pubblico, ricevendo persino lettere da ammiratrici. Sono rimasto impantanato in questa ouverture per ben tre anni, senza riuscire a trovare uno spunto decente, fino alla primavera del 2002, quando finalmente ho avuto l’illuminazione…
    La scena iniziale è sostanzialmente la stessa delineata quasi tre anni prima, ma se prima la discussione dei due protagonisti verteva sull’improvvisa popolarità di Enrico, nella versione finale la cosa è appena accennata, con il Tipo Senza Nome (d’ora in poi lo chiamerò per comodità TSN) che riferisce come gli siano state fatte domande sul suo (ex) amico. (continua)

    Come sempre, cliccate sull’immagine per vederla a schermo intero.


  10. Il mio amico Enrico: Sì, viaggiare… pag. 3/3

    Marzo 3, 2010 by Vaz

    (segue)
    Il mio amico Enrico ha anche inaugurato il mio vezzo di segnare su ogni tavola i giorni impiegati per realizzarli. Il problema maggiore si è presentato, a livello di soggetto, nelle battute finali: il tempo stringeva e non avevo idea di come far finire la storia! Mi sono trovato costretto quindi a lasciare le cose così com’erano e far finire tutto lì su due piedi. Alla fine non ero per niente soddisfatto del risultato; sono ben cosciente che la storia è esile soprattutto alla fine, ma come ho già scritto, i limiti imposti mi hanno tagliato le gambe… Presidente della commissione esaminatrice del concorso era, nientemeno, Tanino Liberatore, che se non lo conoscete vi basti sapere che ha curato il videogioco de Il Quinto Elemento e i costumi di Astérix e Obélix contro Cleopatra (o come accidenti si chiama!…); uno insomma, come si dice in gergo, coi controcazzi (!). Ho saputo che, leggendo Enrico, il suo commento è stato “Ma quanto cazzo scrive piccolo questo qui!“. Posso quindi vantarmi di non essere stato stroncato da Liberatore, evviva! Mi piacerebbe, prima o poi, ridisegnare la storia allungandola e aggiungendo tutta la parte che avrei voluto e non ho potuto inserire, chissà che prima o poi non lo faccia. E mi sono potuto sfogare, raccontando tutto quello che volevo, solo tre anni dopo con la seconda puntata, con una lunghezza a me più congeniale, arrivando alla bellezza di 17 tavole.

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  11. Il mio amico Enrico: Sì, viaggiare… pag. 2/3

    Marzo 2, 2010 by Vaz

    (segue)
    Altra cosa che vorrei chiarire è che l’altro protagonista non sono io. L’ho lasciato volutamente senza nome, mi piaceva l’idea di fare una storia dove il protagonista principale non ne avesse alcuno (cosa che ho fatto anche nell’unico racconto da me scritto, T’amo, o Tamagotchi). In realtà, non ho mai frequentato Enrico – a proposito, l’originale si chiama proprio così! – assiduamente, tranne la fine del 1996 e l’inizio del 1997, quando per un periodo abbiamo suonato insieme nella stessa band, Tampax Fighters prima e Cammelli Mutanti poi. Non mi è mai passato per la mente, quindi, di fare un viaggio insieme a lui, e inoltre non ho mai fatto l’InterRail, sebbene mi sarebbe piaciuto farlo…
    Il fatto che la versione finale di questo fumetto in realtà era una semplice bozza è testimoniato dal fatto che, oltre alla scritta che campeggia alla destra del titolo, all’inizio i personaggi erano davvero solo abbozzati, e le mani, tanto per fare un esempio, erano dei semplici cerchi. Quando poi mi sono reso conto che non avrei mai avuto il tempo di ridisegnare tutto (in pratica dopo le prime vignette), ho provveduto in extremis correggendo le mani e aggiungendo le dita e neanche in tutti i casi. Anche il lettering è pessimo, infatti i testi sono scritti piuttosto velocemente, come avete potutto vedere in Creamy. Da una necessità estemporanea è nato poi uno stile che ho conservato nel tempo, che io chiamo “fumetto minimalista”, e si è involuto ulteriormente con E..
    (continua)

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  12. Il mio amico Enrico: Sì, viaggiare… pag. 1/3

    Marzo 1, 2010 by Vaz

    Il mio amico Enrico è praticamente nato per caso.
    All’inizio del 1999 si svolse la prima edizione del concorso “Ivan Graziani & Andrea Pazienza” (ora Andrea Pazienza & Pino Zac, ma credo non esista più) e, dato che non avevo mai partecipato ad un concorso di fumetti, tranne nel 1989-90 con Un albero, una casa, decisi di iscrivermi. Il problema era solo l’argomento: il viaggio. Non essendo mai stato un gran viaggiatore non si trattava di un tema che mi andava molto a genio, e la difficoltà maggiore era rappresentata soprattutto dalla lunghezza massima consentita della storia: due tavole. Con tutta la buona volontà non sono riuscito a rimanere entro questo limite e ho “sforato” di mezza tavola, constringendomi inoltre a ripiegare su un orribile finale tranciando di netto la narrazione. Non so come mi sia venuto in mente di fare una storia su Enrico, dato che all’epoca non lo vedevo né sentivo da quasi due anni, fatto sta che scelsi lui. Chiariamo subito una cosa, che mi è stata chiesta da tutti coloro che hanno già letto la storia: l’Enrico protagonista esiste realmente e il suo atteggiamento è qui riprodotto abbastanza fedelmente. Dico “abbastanza” perché l’originale è molto più volgare, disarmante quasi nella sua trivialità; eppure l’ho frequentato per anni, fino all’inizio del 1997, nonostante la sua perenne sigaretta mi asfissiasse e il suo continuo attaccare bottone con ragazze sconosciute, anche urlando loro dalla macchina in corsa, mi lasciasse un po’ perplesso. Una sagoma, insomma. (continua)

    Come al solito, cliccate sull’immagine per vederla a schermo intero. Occhio che è piuttosto grande.