Patty & Claire Undead Hunters – Preview

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Questo sito è sempre moribondo, ma l’attività fumettistica, a quanto pare, no.
Patty & Claire Undead Hunters è una miniserie (si spera) scritta da me e disegnata da Oscar Celestini. Il numero zero, come scritto sul poster promozionale, verrà pubblicato su Verticalismi sabato prossimo e contiamo molto sul vostro feedback per decidere il da farsi sui 4 numeri previsti. Sarà una serie d’azione, con donne procaci, incazzate e armate fino ai denti e morti viventi un po’ sui generis.

La modella è Rosita Amici, che chi è stato recentemente al Romics avrà incrociato mentre faceva il cosplay di Sam di “Orfani”.

Questa, invece, è la copertina del numero zero (c’è scritto Luglio perché inizialmente pensavamo fosse quella la data di pubblicazione, che poi è stata spostata).

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Al Comicon ci sono andato una volta sola e non credo ci tornerò mai più. Visto che state linkando roba a manetta in proposito, beccatevi questo resoconto inedito/inacidito fatto malissimo sul pullman durante il viaggio di ritorno.

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Girls just wanna have fun: contenuti speciali

Girls just wanna have fun è (anche) su Verticalismi. La conquista del mondo è appena cominciata!

Detto questo, passiamo ad alcune annotazioni sulla storia che avete appena letto:

– La sceneggiatura è stata completata nel Novembre del 2008. Avendo bene o male già tutto in mente, ho impiegato non più di 2-3 ore tra storyboard, prima stesura e revisione dei dialoghi. I disegni invece sono stati terminati soltanto l’estate successiva, in quanto Chiara era precedentemente impegnata con la tesi di laurea.

Girls era stato originariamente concepito per la webzine horror Un brutto quarto d’Horror con il Professor Rantolo, che però sospese le pubblicazioni poco prima che mandassi loro la storia completa. E dire che mi ero letto i primi 50 numeri, prima di cominciare a scriverla, per cercare di tirar fuori qualcosa che seguisse il mood della testata… (missione fallita, peraltro)

– Per la ragazza bionda mi sono ispirato a Elena Mirulla, però non l’ho mai specificato a Chiara e così è uscito fuori un personaggio che poco ha a che fare con l’originale, esuberanza a parte.

– Il maggiore grattacapo me l’ha dato il font da usare per il lettering; dopo tremila prove ne ho scelto uno che, ho scoperto successivamente con orrore, NON supportava gli accenti e per non cambiarlo nuovamente li ho fatti tutti a mano con Paint Shop Pro. Un incubo.

– Prima di arrivare al design definitivo delle protagoniste Chiara ha fatto delle prove, che appaiono online per la prima volta:

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– Più sopra parlavo dello storyboard (o layout, o come vi pare), che mi serve per focalizzare la disposizione delle vignette e del testo in fase di lettering. A Chiara non l’ho mandato per evitare che lo copiasse pedissequamente, pur se inconsciamente (come le rimproverò anni fa la direttrice dell’Accademia del Fumetto di Pescara), tranne quello della seconda pagina perché era un po’ più intrecciata delle altre (i numeri corrispondono alle vignette, vedi sceneggiatura):

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– Se invece volete leggere la sceneggiatura e le sue strampalate annotazioni (tipo ad es. quelle sulle strade nei dintorni dello stadio Cornacchia ex Adriatico a Pescara), eccola qui sotto. Buona lettura.

Dio c’è! (o ci fa?)

A volte capita di scrivere una storia, pensi che verrà pubblicata e invece anni dopo scopri che non è andata esattamente così.
I fatti: una decina di giorni fa Plunk racconta su ADC la storia di Amazing Life, fanzine da lui ideata e curata e durata solo 3 numeri, di cui solo il numero zero è stato effettivamente stampato. Io avevo contribuito con due storie, Banana Joseph, finito nel numero zero (che potete scaricare da ACD) e Dio c’è! (o ci fa?), inserito nel numero uno, che però non è mai stato stampato, ma avuto solo limitata diffusione su PDF (la storia completa della fanzine la trovate su ACD). A conti fatti, a tutt’oggi è un inedito ed è per questo che ve la (ri)propongo qui.

Dio c'è! (o ci fa?) - 2005
Dio c’è! (o ci fa?) – 2005

Il mio amico Enrico: Sì, viaggiare… pag. 3/3

(segue)
Il mio amico Enrico ha anche inaugurato il mio vezzo di segnare su ogni tavola i giorni impiegati per realizzarli. Il problema maggiore si è presentato, a livello di soggetto, nelle battute finali: il tempo stringeva e non avevo idea di come far finire la storia! Mi sono trovato costretto quindi a lasciare le cose così com’erano e far finire tutto lì su due piedi. Alla fine non ero per niente soddisfatto del risultato; sono ben cosciente che la storia è esile soprattutto alla fine, ma come ho già scritto, i limiti imposti mi hanno tagliato le gambe… Presidente della commissione esaminatrice del concorso era, nientemeno, Tanino Liberatore, che se non lo conoscete vi basti sapere che ha curato il videogioco de Il Quinto Elemento e i costumi di Astérix e Obélix contro Cleopatra (o come accidenti si chiama!…); uno insomma, come si dice in gergo, coi controcazzi (!). Ho saputo che, leggendo Enrico, il suo commento è stato “Ma quanto cazzo scrive piccolo questo qui!“. Posso quindi vantarmi di non essere stato stroncato da Liberatore, evviva! Mi piacerebbe, prima o poi, ridisegnare la storia allungandola e aggiungendo tutta la parte che avrei voluto e non ho potuto inserire, chissà che prima o poi non lo faccia. E mi sono potuto sfogare, raccontando tutto quello che volevo, solo tre anni dopo con la seconda puntata, con una lunghezza a me più congeniale, arrivando alla bellezza di 17 tavole.

Come al solito, cliccate sull’immagine per vederla a schermo intero.

Il mio amico Enrico: Sì, viaggiare… pag. 2/3

(segue)
Altra cosa che vorrei chiarire è che l’altro protagonista non sono io. L’ho lasciato volutamente senza nome, mi piaceva l’idea di fare una storia dove il protagonista principale non ne avesse alcuno (cosa che ho fatto anche nell’unico racconto da me scritto, T’amo, o Tamagotchi). In realtà, non ho mai frequentato Enrico – a proposito, l’originale si chiama proprio così! – assiduamente, tranne la fine del 1996 e l’inizio del 1997, quando per un periodo abbiamo suonato insieme nella stessa band, Tampax Fighters prima e Cammelli Mutanti poi. Non mi è mai passato per la mente, quindi, di fare un viaggio insieme a lui, e inoltre non ho mai fatto l’InterRail, sebbene mi sarebbe piaciuto farlo…
Il fatto che la versione finale di questo fumetto in realtà era una semplice bozza è testimoniato dal fatto che, oltre alla scritta che campeggia alla destra del titolo, all’inizio i personaggi erano davvero solo abbozzati, e le mani, tanto per fare un esempio, erano dei semplici cerchi. Quando poi mi sono reso conto che non avrei mai avuto il tempo di ridisegnare tutto (in pratica dopo le prime vignette), ho provveduto in extremis correggendo le mani e aggiungendo le dita e neanche in tutti i casi. Anche il lettering è pessimo, infatti i testi sono scritti piuttosto velocemente, come avete potutto vedere in Creamy. Da una necessità estemporanea è nato poi uno stile che ho conservato nel tempo, che io chiamo “fumetto minimalista”, e si è involuto ulteriormente con E..
(continua)

Come al solito, cliccate sull’immagine per vederla a schermo intero.

Il mio amico Enrico: Sì, viaggiare… pag. 1/3

Il mio amico Enrico è praticamente nato per caso.
All’inizio del 1999 si svolse la prima edizione del concorso “Ivan Graziani & Andrea Pazienza” (ora Andrea Pazienza & Pino Zac, ma credo non esista più) e, dato che non avevo mai partecipato ad un concorso di fumetti, tranne nel 1989-90 con Un albero, una casa, decisi di iscrivermi. Il problema era solo l’argomento: il viaggio. Non essendo mai stato un gran viaggiatore non si trattava di un tema che mi andava molto a genio, e la difficoltà maggiore era rappresentata soprattutto dalla lunghezza massima consentita della storia: due tavole. Con tutta la buona volontà non sono riuscito a rimanere entro questo limite e ho “sforato” di mezza tavola, constringendomi inoltre a ripiegare su un orribile finale tranciando di netto la narrazione. Non so come mi sia venuto in mente di fare una storia su Enrico, dato che all’epoca non lo vedevo né sentivo da quasi due anni, fatto sta che scelsi lui. Chiariamo subito una cosa, che mi è stata chiesta da tutti coloro che hanno già letto la storia: l’Enrico protagonista esiste realmente e il suo atteggiamento è qui riprodotto abbastanza fedelmente. Dico “abbastanza” perché l’originale è molto più volgare, disarmante quasi nella sua trivialità; eppure l’ho frequentato per anni, fino all’inizio del 1997, nonostante la sua perenne sigaretta mi asfissiasse e il suo continuo attaccare bottone con ragazze sconosciute, anche urlando loro dalla macchina in corsa, mi lasciasse un po’ perplesso. Una sagoma, insomma. (continua)

Come al solito, cliccate sull’immagine per vederla a schermo intero. Occhio che è piuttosto grande.

La vera storia di Mariosisposa!

In realtà scenggiatura e disegni sono di Fabrizio, io ho supervisionato i testi e ho fatto il lettering, però visto che ho fatto la scansione ho voluto postarlo a testimonianza del periodo in cui abbiamo tirato fuori vagonate di storielle come questa (per non parlare di progetti mai realizzati come il Maestro Vermoni).

Airport 2004

Esempio di stupidaggine buttata giù durante una delle lezioni di scuola del fumetto; all’epoca sapevo fare delle inquadrature un po’ più movimentate, adesso…. :/

Cappuccetto Giallorosso, pagg. 1-2

Domenica scorsa ho fatto una cosa che avevo in programma da circa 2-3 anni, ovvero scartabellare fra i disegni accumulati durante il periodo passato alla Scuola del Fumetto di Pescara (e realizzati soprattutto nel biennio 2003-2004) per recuperare materiale inedito, appunti, storie lasciate a metà, ecc..
È incredibile la montagna di roba che ho ritrovato, non pensavo di averne così tanta, forse perché all’epoca vivevo da solo, non avevo internet a casa perciò tutto il (parecchio) tempo libero era convogliato solo sui fumetti. Avevo iniziato diverse storie e le avevo abbandonate, non ricordo più il motivo, forse mi ero stufato, forse non mi andava di disegnare roba troppo complicata, forse non sapevo come andare avanti, boh. Uno degli “aborti” spuntati dal marasma generale è Cappuccetto Giallorosso, la cui nascita non deriva sicuramente dalla visione di Shrek, ma molto probabilmente è saltata fuori durante una lezione sui personaggi delle fiabe, dato che era in mezzo ad altre cose del genere con Nettuno, Prometeo e un Batman versione genio della lampada (?!).
Come al solito, cliccate sulle immagini per vederle a schermo intero (continua nei prossimi giorni, non ci sono solo queste tavole).

Io devo

Io devo” è una bozza di storia breve (una sceneggiatura disegnata, insomma) scritta per sbrizz e mai realizzata. Dato che ormai sono passati anni e non credo vedrà mai la luce, ve la posto così come l’ho buttata giù. Cliccate sull’immagine per vederla meglio.

Killer Pepper e l’avo inutile

Killer Pepper è un cinico e malvagio grano di pepe nero, protagonista di tre storie apparse nella vecchia versione di Vaz Comics tra il 2006 e il 2007. Questa è la prima.

Bea strega babbea, pag. 2/2

Seconda ed ultima parte di Bea strega babbea.
Vi interesserà sapere che attualmente Chiara è al lavoro su una storia della principessa Sissi (esatto, Sissi sei tu bla bla bla), perciò non abbiate remore e sfruttate lo spazio dei commenti per deriderla. Noi ci ritroviamo puntuali domattina con la seconda serie dello Spazzolino del mago Zurlì.

Bea strega babbea, pag. 1/2

Interrompo un attimo il massacro di alieni purulenti di Dead Space per (ri)pubblicare la prima pagina, di due, dell’ultima storia realizzata con Chiara prima di Girls just wanna have fun. Ed è del 2005 (!!).
Si tratta di una specie di parodia di Harry Potter con il character design di W.I.T.C.H., il risultato non c’entra molto con quanto appena citato perché non ho mai visto i film del maghetto né letto un numero della fu testata Disney. L’importante era fare qualcosa di molto breve e che sfociasse in un atto di violenza ingiustificata e grondante sangue. Credo di esserci riuscito.
Taglio corto perché si stanno susseguendo sbalzi di corrente mentre scrivo, perciò vi auguro buona lettura e vado a vedermi Ken il Guerriero serie TV, DVD n. 8 🙂

Lisa

Oggi tocca a Lisa, storia di una sola pagina apparsa sul defunto quindicinale Giorno&Notte. Si tratta di una delle pochissime cose serie che abbia mai scritto (ispirata a diverse ragazze che ho conosciuto, non una in particolare).

Appuntamento a domani con Girls just wanna have fun, che ci terrà compagnia per tutta la settimana!