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‘Serie 3 (Jingle Blades)’ Category

  1. SMZ .204: Jingle Blades, pag. 19

    gennaio 3, 2011 by Vaz

    Il disegnatore ospite di questa settimana è RX, che di certo non ha bisogno di presentazioni.


  2. SMZ .203-D29: Jingle Blades, pag. 18

    gennaio 2, 2011 by Vaz

    L’unica vignetta realizzata da Elisa Graziani, colorista della serie 2.5:

    Visto che è ormai un po’ datata, eccone un’altra realizzata apposta. Credo che, fra l’altro, sarà l’unico disegno inedito dello Spazzolino che vedrete per parecchi mesi.


  3. SMZ .202: Jingle Blades, pag. 17

    gennaio 1, 2011 by Vaz


  4. SMZ .201: Jingle Blades, pag. 16

    dicembre 31, 2010 by Vaz


  5. SMZ .200: Jingle Blades, pag. 15

    dicembre 30, 2010 by Vaz


  6. SMZ .199: Jingle Blades, pag. 14

    dicembre 29, 2010 by Vaz


  7. SMZ .198: Jingle Blades, pag. 13

    dicembre 28, 2010 by Vaz


  8. SMZ .197: Jingle Blades, pag. 12

    dicembre 27, 2010 by Vaz

    Il disegnatore di questa settimana è Marco “K” Polenta, autore – fra le altre cose – del (defunto?) webcomic Apple-friendly Desktop Tales.


  9. SMZ .196-D28: Jingle Blades, pag. 11

    dicembre 26, 2010 by Vaz


  10. SMZ .195: Jingle Blades, pag. 10

    dicembre 25, 2010 by Vaz


  11. SMZ .194: Jingle Blades, pag. 9

    dicembre 24, 2010 by Vaz


  12. SMZ .193: Jingle Blades, pag. 8

    dicembre 23, 2010 by Vaz


  13. SMZ .192: Jingle Blades, pag. 7

    dicembre 22, 2010 by Vaz

    Etakan Api non è un personaggio creato ad hoc, ma è una creazione di Armin (di cui potete vedere qualcosa qui). L’idea del crossover è stata, effettivamente, una paraculata per invogliarlo a partecipare al progetto :)


  14. SMZ .191: Jingle Blades, pag. 6

    dicembre 21, 2010 by Vaz


  15. SMZ .190: Jingle Blades, pag. 5

    dicembre 20, 2010 by Vaz

    Il disegnatore ospite di questa settimana è Armin Barducci!


  16. SMZ .189-D27: Jingle Blades, pag. 4

    dicembre 19, 2010 by Vaz


  17. SMZ .188: Jingle Blades, pag. 3

    dicembre 18, 2010 by Vaz

    Questa che avete appena letto è la versione originale della sceneggiatura. Ce n’è anche un’altra, però, pesantemente modificata da Pietro con uno dei suoi soliti sproloqui:

    Le didascalie infilate fra le vignette (idea di Pietro) si riferiscono ad una vecchia querelle risalente a quel periodo, in cui di tanto in tanto scrivevo delle recensioni sui webcomic altrui. Una di queste era sul manga fantasy Nelshael dello stramorto Studio Dardanidi, le cui autrici non avevano preso molto bene il mio giudizio non proprio lusinghiero su alcuni aspetti del loro lavoro, in primis la sceneggiatura. [Passaggio editato perché le cose sono andate diversamente da come ricordavo] Alla loro richiesta di leggere in anteprima la mia recensione ho risposto di no, in quanto la cosa mi puzzava di censura preventiva, con il risultato di attirare sul sito non solo i loro commenti infuriati, ma anche quelli di un’orda di loro servi, forse perché non erano molto brave a “difendersi” da sole (come se ce ne fosse stato bisogno), boh. Fatto sta che purtroppo il tutto non è più leggibile in quanto la vecchia versione di Vaz Comics è ormai offline e i tentativi di rimetterlo online si sono rivelati infruttuosi per una serie di problemi legati alla configurazione di XOOPS :(

    EDIT: ho recuperato la recensione nella mia copia di backup del database. Eccola qua!

    N.B.: le righe che state per leggere sono il frutto dell”opinione personale di chi scrive, così come tutto quello che viene prima o dopo. Il fatto che abbia parlato di censura mi rende immaturo ed incompetente, però me ne strasbatto e se la cosa non vi va bene potete anche andare a leggere qualcos”altro, tanto dalle vostre visite non ci guadagno una lira.
    Il fatto che non sia un giornalista professionista mi rende probabilmente altamente ignorante in materia di fumetto e quindi non degno di scrivere sul proprio sito cosa gli piace e cosa non gli piace, il che include ANCHE altre cose oltre i disegni (e chi sa, capirà), ma cercherò di vivere con questo pensiero senza perciò tentare il suicidio bevendo trementina.

    Dato che non ho vignette da pubblicare, per il momento vi sorbite un”altra minirecensione. Dopo l”esperimento di WeirdVampy, che a quanto pare non è passato inosservato, quando ne avrò voglia scriverò due righe su altri webcomics; magari può sembrare strano che io esprima giudizi su altri “colleghi”, ma prima di essere uno che scrive fumetti da due soldi, sono anche e soprattutto un lettore, e come tale ho tutta l”intenzione di dire se quello che mi capita di leggere qui e là per la rete mi piace oppure no. Se qualcuno poi la prende a male e si offende, amen.
    La minirecensione che mi appresto a pubblicare non ha l”imprimatur delle autrici del webcomic sotto esame. In effetti sarebbe sembrato strano se lo avesse avuto – del resto non ho preavvisato Elena del contenuto del mio giudizio su WeirdVampy – ma in questo caso mi era stato chiesto di anticipare via e-mail l”articolo qui presente per quella che aveva tutta l”aria di una censura preventiva (sarò malizioso, ma l”aria era quella), cosa che naturalmente mi sono rifiutato di fare… Indipendentemente dalla mia opinione più o meno negativa sul fumetto in questione, è assolutamente fuori discussione che io faccia una cosa del genere, non mi è mai stato chiesto di farlo né dalla redazione di Emuitalia né da quella di The Games Machine, per la quali scrivo più o meno regolarmente, figurarsi se mi metto a farlo adesso. Chiusa la parentesi, specificando però che comunque questo non influisce in nessun modo sul mio giudizio. E ci mancherebbe altro.

    Dunque, il webcomic, o webmanga per essere più corretti, è Nelsahel – De immemori insula, ad opera dello Studio Dardanidi, composto dalle talentuose Ish e Ophelia (spiacente, ignoro i loro veri nomi). Niente strisce, qui si parla di un”unica avventura di cui viene pubblicata una tavola per volta, che ha tutta l’aria di non essere affatto breve. Nelshael è in corso di sviluppo dal 2001 e tra alti, bassi e defezioni è arrivato quasi a quota 60 tavole, che possono benissimo essere intese come un prologo, dato che finora d”azione se n”è vista poca, ci sono più che altro presentazioni dei personaggi, dei luoghi e di piccola parte del plot, e se per tutto questo ci sono voluti 4 anni e 60 pagine (c”è da dire però che 3/4 del lavoro è stato fatto nell”ultimo biennio) temo proprio che quando s”arriverà all”ultima pagina saremo o morti o con i capelli radi e bianchi.
    Ad ogni modo, per quello che m”è parso di capire di questo manga fantasy abbiamo Dagon, un cavaliere senza macchie d”unto e senza paura al quale viene affidato il compito di prendere in consegna un tesoro da consegnare alla regina Domina Adonay (curioso, proprio nel 2001 ho conosciuto una ragazza che usava come nickname Adonay, ma vabbé non c”entra niente, come al solito scrivo cazzate), tesoro che però gli viene soffiato sotto il grugno dal sessualmente indeciso Tristan (indeciso nel senso che, tipo Lady Oscar, non si capisce tanto se è maschio o femmina, come del resto accade anche con un altro personaggio), tesoro che si rivela essere costituito non da ori, gioielli e dalla filmografia completa in DVD di Stelvio Massi, ma da quattro giovinastri in gita a Pompei che, toccando un cd fatato di Gigi D”Alessio, si ritrovano catapultati in un universo parallelo simile al background di una qualsiasi avventura base di Dungeons & Dragons, senza però il buon vecchio rugginofago che si pappa la tua armatura (o è successo solo a me?). E poi? Poi basta, perché per il momento non è successo nient”altro, per il resto ne riparliamo nel 2016 o giù di lì.
    Come forse si sarà intuito, della trama non si sa ancora molto, e se tanto mi dà tanto passerà ancora parecchio tempo prima che ne sapremo di più. Già, perché Nelshael, come la maggior parte dei webcomics che non sono serie a strisce, ma costituiti da un”unica storia, è serializzato al ritmo di una tavola a settimana, come d”altronde è inevitabile che succeda, dato che comunque si tratta di un impegno che si concretizza nel tempo libero, e quindi non si può pretendere di più. Questo non giova a tenere desta l”attenzione del lettore, ma non ci si può far nulla.

    Prima di tutto, parliamo dei disegni. Come la disegnatrice (Ophelia) ha ripetuto fino alla consunzione della tastiera, il primo capitolo non è, per dir così, “rappresentativo” del fumetto in toto. In soldoni: i disegni fanno schifo.
    Attenzione, questo è quello che dice lei. Io non li trovo così tremendi, anche se effettivamente qualche obbrobrio qui e là salta fuori, come le zampe dei cavalli, che a dire il vero sono fatte sempre tozze, anche nelle tavole più recenti, o la mano del messo della regina nella terza vignetta di pagina 8, tanto per fare un esempio, che fra l”altro è sicuramente il personaggio disegnato peggio. Errori ce ne sono anche più avanti, come le braccia nella tavola 41, ma non mi voglio mettere a fare un catalogo di sbagli; vorrei dire piuttosto che la qualità media è buona, soprattutto per quanto riguarda i personaggi. Pollice verso invece per gli ambienti, spartani oltre ogni dire: le tonnellate di retini nella maggior parte dei casi riescono a fare il loro lavoro, cioé infinocchiare il lettore e non fargli capire che le tavole sono spoglie, ma in almeno un caso, cioé nella scena che va da pagina 21 a pagina 25, la scarsità di particolari nella stanza dove i personaggi agiscono è lampante (senza parlare dell”assoluta assenza di profondità della libreria nelle pagg. 24-25, che sembra un poster per quant’è appiattita). A proposito di retini, è notevole il risultato che Ophelia ha raggiunto nel loro utilizzo: ce ne sono a valanga e tutti piazzati bene, come in un manga che si rispetti; tanto di cappello per una persona che ha la pazienza di lavorare così ai dettagli di una tavola – anche se qualche retino in meno e qualche particolare disegnato in più non sarebbe stata una cattiva idea.
    Da lettore avverso al fantasy, devo dire di aver trovato N. più che scorrevole, nonostante a livello di trama non accada praticamente quasi nulla – volendo riassumere il soggetto delle prime 50 tavole, ci si riuscirebbe in 3 righe – ed è questo che probabilmente ha spinto Pietro Giordani a scrivere nella sua minirecensione che la sceneggiatura è “un po” lenta“.
    Certo, aspettare una tavola a settimana è una gran rottura e il tutto sembra svolgersi mooolto lentamente, ma se prendiamo in esame un manga qualsiasi, spesso e volentieri in 50 tavole ci si trovano un sacco di pippe mentali e nessun progresso nella storia; mi viene in mente Deadman di Tatsuya Egawa (al quale peraltro devo moltissimo per qualche cosa) che è l”esempio principe dell”arte diluitoria della narrazione: non ho finito di leggerlo tutto, ma praticamente dal numero 3 in poi si tratta di un”unica scena, inframmezzata da flashback. Il che è allucinante, perché fare una scena da 600 tavole stracolma di dialoghi e zero progresso narrativo, non è cosa da poco.
    Ecco, volendo fare un paragone direi che Nelsahel sia nello standard narrativo di un manga; sembra ancora più lungo per colpa della pubblicazione, se leggessi tutta l’opera da cima a fondo non sembrerebbe così; infatti io ho letto tutto dall”inizio in un quarto d”ora e non l’ho trovato per nulla farraginoso nella narrazione, per fortuna.
    Da un punto di vista di soggetto e sceneggiatura non ho nulla da dire, anche se del primo so molto poco e i dialoghi un po’ ampollosi tipici del genere mi fanno venire l’orticaria; aggiungerei inoltre che trovo lodevole la caratterizzazione, seppur approssimativa perché non c’è stata ancora la possibilità di spiegare molto (per ora), del territorio dove la vicenda si svolge, con tanto di cartina, spiegazioni di termini e via discorrendo. Quello che mi lascia un po’ così è la caratterizzazione dei personaggi.
    Voglio dire, tra tutti non ce n’è uno che per ora spicchi, li trovo tutti un po” ancorati ai topoi del genere (soprattutto Dagon e Almea, come loro se ne sono visti a quintalate. Ergo: il bel paladino tenebroso e la principessa ribelle…), tranne forse Liam che mi sembra più simpatico degli altri, soprattutto per merito della caratterizzazione di Ophelia.
    Ish – soggettista e co-sceneggiatrice – si è giustificata dicendo che Dagon è volutamente stereotipato, per prendere in giro i canoni del genere, ma questa obiezione è facilmente smontabile facendo notare che la cosa non si nota per nulla, non essendo un manga comico, né nemmeno lontanamente divertente. Voglio dire, se Nelshael fosse stato un manga con siparietti tipo, che ne so, Video Girl Ai, che Dagon sia uno stereotipo voluto sarebbe stato più facile capirlo. Così, assolutamente no. E uno pensa: “Che palle, tutti uguali questi cavalieri…“.\r\nRendo merito ad Ish di essere stata capace di dilatare la sceneggiatura ed essere arrivata a 50 pagine dicendo molto poco sull”intreccio… io tendo ad essere ristretto e scrivo sempre storie da 2, 4 pagine al massimo. Non credo sarò mai capace di riuscire a scrivere così.

    In definitiva: vale la pena leggere questo Nelshael oppure no? Regolarmente, direi proprio di no. Questo è il tipo di fumetto che va letto a dosi massicce, leggere una tavola settimanalmente è snervante e quando leggi quella nuova già ti sei scordato cosa succedeva nella precedente; quindi tanto vale fare una visita, che so, una volta al mese, così almeno uno si legge quattro tavole, che non è tanto ma sempre meglio che una sola.\r\nPer gli anglofili segnalo che Nelshael è disponibile anche in inglese, a volte tradotto un po” a cavolo, e comunque che ve ne importa? Tanto siete italiani. :-)

    Per la cronaca, Nelshael alla fine è stato interrotto e il sito dello Studio Dardanidi non è più raggiungibile. A imperitura memoria di quella ciofeca resta solo l’utilissima voce di Wikipedia. Purtroppo non ho trovato immagini da allegare per dare un’idea del manga, perciò butto qui una tavola con i testi taroccati che avevo realizzato qualche tempo addietro, prima della recensione funesta.


  18. SMZ .187: Jingle Blades, pag. 2

    dicembre 17, 2010 by Vaz


  19. SMZ .186: Jingle Blades, pag. 1

    dicembre 16, 2010 by Vaz

    Oggi comincia la terza serie dello Spazzolino del mago Zurlì, che considero tuttora la migliore e in un certo senso unica nel panorama del webcomic italiano. Jingle Blades, infatti, è un’unica storia di circa 40 strisce ovviamente scritta da me, e realizzata da 6 diversi disegnatori, cover e tavola finale esclusi.
    Un simile esperimento è stato tentato, successivamente, solo da Fumetto a mille mani, progetto miseramente fallito poco dopo l’inizio.

    La copertina è del bravissimo Gabriele Brombin, ispirata (su mia precisa richiesta) alla cover del primo volume di Bone di Jeff Smith:

    Il primo disegnatore, che poi disegnatore di professione non è, è Pietro Giordani, che all’epoca gestiva Online Comics e successivamente ha creato la strip Ali di Pietra (ma ormai è inattivo da anni), e che nella serie successiva ha collaborato ai testi, aggiungendo tasselli importanti al microcosmo dello Spazzolino, inserendo particolari che verranno citati anche molto più in là, tipo Don Formaggio che si crede un gatto.