Il mio amico Enrico 2: Fire on the dance floor, pagg. 16-17/17

E siamo giunti al termine di questa storia. Come forse avrete notato – perché all’epoca mettevo le date sulle tavole – c’è una pausa di ben 7 mesi fra pag. 15 e pag. 16, perché proprio non sapevo come concludere la faccenda.
Non abbiamo ancora finito con Enrico, riprenderemo con altro vecchiume (in parte assolutamente inedito) fra un paio di giorni!


Il mio amico Enrico 2: Fire on the dance floor, pag. 12/17

Visto che la storia è ambientata nel 1998, ho inserito un riferimento a qualcosa in voga all’epoca. Nella sesta vignetta, infatti, viene citato Music sounds better with you dei defunti Stardust, che MTV passava in continuazione 🙂
Il video, benché orrendo, è di Michel Gondry, cui non sarò mai grato abbastanza per averci regalato un film fenomenale come Eternal Sunshine of the Spotless Mind.

Il mio amico Enrico 2: Fire on the dance floor, pag. 5/17

(segue)
La storia si sviluppa, per forza di cose, a ritroso; la vicenda principale, difatti, si svolge a colpi di flashback (riprendendo un topos delle storie targate Bonelli, gli avvenimenti passati si differenziano grazie alle vignette dagli angoli arrotondati), con Enrico e TSN che rievocano una festa alla quale si erano recati poco prima di partire per l’InterRail. Dicevo, la storia si sviluppa per forza a ritroso. Se avete letto Enrico parte prima, ricorderete che TSN alla fine della storia afferma che dopo l’avventura dell’InterRail non aveva più frequentato il suo compagno di viaggio. Ovviamente non potevo fargli rimangiare quell’affermazione, per questo motivo sono stato costretto ad ambientare tutto prima dei fatti svoltisi nell’episodio precedente. E, alla fine, Fire on the dance floor, si è trasformato in un prologo/sèguito, nello stesso tempo, come potrete vedere nell’evolversi della storia. (Due parole, velocemente, sul titolo: Fire on the dance floor è una citazione musicale, si tratta infatti della “storpiatura” di una canzone che sentivo molto spesso mentre stavo disegnando, Murder on the dance floor di Sophie Ellis Bextor.)

Con questo fumetto ho provato, con risultati alterni, a disegnare delle vignette un po’ più grandi rispetto ai miei standard di allora; nonostante mi sforzassi, infatti, alla fine tendevp sempre a fare tutto delle dimensioni di un francobollo, cosa evidentissima nelle prime tavole. La prima, infatti, ha delle vignette molto grandi, cosa giustificata anche dal fatto che, come al solito, non avevo ancora un’idea precisa della trama che volevo sviluppare; una mia caratteristica è che quando non so che cosa sto facendo, o ne ho un’idea molto vaga, faccio dei disegni grandi, quasi fossero degli escamotages per prendere tempo (ci metto di più a disegnare così ho più tempo a disposizione per riflettere, contemporaneamente, sulla strada che la vicenda deve imboccare) e sviluppare nella mia mente la sceneggiatura. Una volta decisa a grandi linee la trama ho preso a disegnare più velocemente, come testimoniano le tavole successive, dove le vignette rimpiccioliscono sempre più fino ad arrivare alla dimensione “standard”. Non è stato facile portare a termine questa storia e infatti sono rimasto bloccato per tutta l’estate a 3/4 di sceneggiatura per due problemi in successione: prima, avevo già in mente il finale ma non sapevo come arrivarci; e poi, una volta trovato il modo di far progredire la storia, non ne ero più soddisfatto per cui ho deciso di cambiarlo; con il risultato di impiegare più di sei mesi per una storia di 17 tavole.

Il mio amico Enrico 2: Fire on the dance floor, pag. 0-1/17

La gestazione del sèguito de Il mio amico Enrico è stata abbastanza lunga e travagliata, così come la sua realizzazione. La prima puntata, come già spiegato in precedenza, vide la luce nel 1999 e fu frettolosamente realizzata a causa della scadenza incombente del concorso per il quale lo presentai. Nei mesi successivi, dopo aver riflettuto sulla possibilità – scartata – di ridisegnare la storia, allungandola e dandogli un diverso finale, cercai di abbozzare un secondo episodio, tentativi miseramente falliti dopo poche vignette. Il problema, più che altro, era che non avevo un’idea precisa della storia che volevo disegnare, o meglio, avevo delineato solo l’inizio (poi sostituito nella stesura finale). Inizialmente, infatti, la storia si apriva con il protagonista senza nome (che potrei essere io, ma NON lo sono) che commentava come grazie alla storia da lui narrata Enrico fosse diventato il beniamino del pubblico, ricevendo persino lettere da ammiratrici. Sono rimasto impantanato in questa ouverture per ben tre anni, senza riuscire a trovare uno spunto decente, fino alla primavera del 2002, quando finalmente ho avuto l’illuminazione…
La scena iniziale è sostanzialmente la stessa delineata quasi tre anni prima, ma se prima la discussione dei due protagonisti verteva sull’improvvisa popolarità di Enrico, nella versione finale la cosa è appena accennata, con il Tipo Senza Nome (d’ora in poi lo chiamerò per comodità TSN) che riferisce come gli siano state fatte domande sul suo (ex) amico. (continua)

Come sempre, cliccate sull’immagine per vederla a schermo intero.

Il vecchiume della Domenica: Cheese

Cheese può essere considerato il mio primo tentativo portato a termine di realizzare una storia seria. Dopo anni passati a scrivere e disegnare cazzate, ho pensato che forse era giunto il momento di sfruttare gli insegnamenti incamerati nelle lezioni di Scuola del Fumetto, soprattutto quelli di Enzo Verrengia (sceneggiatore di un fumetto che purtroppo non riesco a sopportare, Martin Mystère). Violentandomi all’ennesima potenza, ho provato addirittura a scrivere una storia d’amore, io che ho sempre rifuggito (o schernito, a seconda dei casi) cose di questo genere. Ovviamente non poteva uscire fuori qualcosa di allegro tipo commedia romantica con Hugh Grant, ma ho inscenato un rapporto che non può esistere in riva al mare d’inverno per una ragione molto semplice, mi piaceva come veniva l’effetto dei capelli scompigliati dal vento. Tutti i disegni, infatti, sono stati fatti con un evidenziatore, perché non trovandomi molto a mio agio con i tratto-pen eccessivamente piccoli, ho voluto esagerare e provare con qualcosa dalla punta spropositata, tentativo bissato poco dopo con Ti senti preparato?, tranne per il lettering, per il quale ho usato una normalissima 0.4.
I disegni sono stati fatti direttamente con l’evidenziatore, senza fare nessuna prova a matita, con un risultato che posso ritenere nonostante tutto soddisfacente, a parte un paio di errori minimi difficilmente individuabili, peraltro.

Dal punto di vista della sceneggiatura non ho preso spunto da persone realmente esistenti, anche perché fortunatamente non m’è mai capitato di sentire da amici storie del genere (e anche se fosse non credo verrebbero a raccontarlo a me, se non altro perché potrei spiattellare tutto a tutti tirando fuori storie come queste), il character design dei personaggi è quello solito quindi non c’è molto da dire.
Il titolo della storia, “Cheese”, è quello di una canzone dei NOFX – tratta dall’album “Ribbed” del 1991 – di cui riporto un paio versi proprio nell’ultima vignetta (citandone anche l’autore, “Fat” Mike Burkett). È mia abitudine saccheggiare quando posso titoli da gruppi che mi piacciono (vedi infatti The dig).
Due parole sul finale: dall’ultima scena in effetti non si capisce bene come finisca la storia, se lei si getta fra le braccia di lui perché è l’ultima volta che può farlo o perché ha cambiato idea… e sinceramente non so neanch’io quale delle due ipotesi sia quella giusta! Sul serio, non mi sono preso la briga di decidere, tanto la mia intenzione era quella di lasciare il lettore nell’incertezza. Tenendo conto però che mi piace far finire male le storie, uno potrebbe pensare che il vero finale sia quello brutto, ma non si può mai dire… (a dirla tutta nel 2005 avevo iniziato a scrivere un seguito, Cheeeese, che doveva essere disegnato da Fabrizio Di Nicola, ma ho abbandonato il tutto dopo una sola pagina di sceneggiatura)

P.S.: sia ben chiaro, Cheese NON È autobiografico! 😀